In Veneto meno superfici coltivate a frumento e mais; crescono gli investimenti in oleaginose e colture alternative. Le stime di Veneto Agricoltura sulle semine primaverili e di secondo raccolto.

Calano le superfici coltivate a frumento e mais in Veneto e crescono gli investimenti in oleaginose (soia, girasole e colza) e colture alternative, come il sorgo. In estrema sintesi, è quanto emerge dalle ultime stime sulle semine realizzate dagli esperti dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, a conclusione delle semine primaverili di mais, soia, sorgo e girasole e di secondo raccolto. Tuttavia, al termine dei raccolti dei cereali autunno-vernini, le prime indicazioni raccolte presso gli operatori locali permettono di stimare delle buone rese di produzione e un generale aumento delle quantità raccolte. Positive anche le aspettative per le colture ancora in campo dato il buon andamento climatico fin qui registrato nel Veneto.

Più in dettaglio, per quanto riguarda il frumento tenero, le superfici investite dovrebbero scendere al di sotto dei 90.000 ettari (-5/10% rispetto all’anno precedente), ma il buon andamento stagionale ha favorito la coltura, permettendo di ottenere buone rese, stimate a 6 t/ha (+10/15%) e qualità interessanti. Nel complesso, quindi, è possibile prevedere che la produzione possa attestarsi a circa 550.000 tonnellate, in crescita di circa il 10% rispetto al 2019. Ben più consistente la perdita di superficie registrata dal frumento duro, i cui investimenti dovrebbero scendere a circa 10.000 ettari (-25/30%). Tuttavia, un deciso miglioramento della resa di produzione, stimata in crescita del +25/30% rispetto alla pessima annata 2019, su livelli però ancora inferiori a 6 t/ha, consente di prevedere che la produzione possa attestarsi a poco meno di 60 mila tonnellate (+10/15% rispetto al 2019), un livello comunque tra i più bassi degli ultimi cinque anni. In crescita invece gli ettari coltivati ad orzo, stimati a oltre 18.000 ettari (+5/10%) e si prevede che le quantità raccolte possano aumentare di oltre il 10%, considerando il buon andamento della resa di produzione. Tra le colture autunno-vernine, la colza fa segnare le migliori performance, con una ripresa delle superfici, che si stimano a oltre 3.000 ettari (+15% circa) e una buonissima resa, prevista in crescita di circa il 20%. 

Per i cereali a semina primaverile, le indicazioni raccolte lasciano ipotizzare una leggera flessione degli investimenti a mais, le cui superfici potrebbero scendere a circa 150-155 mila ettari, in calo del 5% rispetto al 2019, mentre dovrebbero aumentare di circa il 10% gli ettari coltivati a soia (poco meno di 150.000 ettari). In forte incremento anche gli investimenti a legirasole, le cui superfici potrebbero superare i 5.000 ettari (+20% circa), mentre la superficie coltivata a sorgo potrebbe addirittura più che raddoppiare, arrivando a sfiorare i 7.000 ettari. La barbabietola da zucchero dovrebbe confermare i circa 10.000 ettari coltivati nel 2019, con buone prospettive per un miglioramento sia delle rese produttive che del grado polarimetrico, considerando il favore andamento climatico estivo che ha alternato periodi piovosi ad altri più caldi. Per questo motivo, le rese previste per il mais sono stimate in aumento di circa il 10% rispetto a quelle del 2019 e anche per la soia la variazione positiva potrebbe essere sullo stesso ordine di grandezza percentuale.

Per quanto riguarda i mercati, con l’avvio della nuova campagna commerciale e l’arrivo sui mercati dei nuovi raccolti, nello scorso mese di luglio le quotazioni di frumento tenero hanno subito una rilevante flessione, scendendo al di sotto dei 190 euro/t per la varietà fino quotata alla Borsa merci di Bologna, sugli stessi livelli del 2019. La tendenza è stata però leggermente al rialzo, sulla scia dell’andamento dei principali mercati delle commodities agricole internazionali degli ultimi mesi. Tuttavia, le buone prospettive per i raccolti a livello mondiale a fronte di un incremento meno rilevante delle quantità utilizzate, lasciano prevedere per il breve/medio periodo una sostanziale stabilità o leggera flessione dei listini. Al contrario, a fronte delle minori disponibilità attese a livello nazionale, le quotazioni di frumento duro hanno registrato un deciso rialzo con l’avvio della nuova campagna commerciale, pur se con un andamento calante nel mese di luglio. I listini hanno superato anche i 300 euro/t sulla piazza di Bologna, per poi ridiscendere a circa 285 euro/t, in ogni caso su un livello dei prezzi superiore di circa il 30% rispetto al 2019. 

I prezzi del mais a livello nazionale hanno avuto un andamento crescente negli ultimi mesi, sfiorando i 190 euro/t alla Borsa merci di Bologna, in aumento di circa il +10% rispetto ad inizio anno, mantenendosi su livelli sempre superiori a quelli del 2019 a partire dal mese di marzo. Tuttavia, considerate le buone prospettive per i raccolti a livello mondiale, continuano a mantenere le quotazioni dei mercati future all’interno di un canale discendente che perdura a partire da luglio 2019; le aspettative per il breve-medio periodo sono dunque per una ulteriore flessione dei listini.

I listini della soia quotati alla Borsa merci di Bologna hanno registrato un’impennata negli ultimi mesi, sfiorando i 390 euro/t, con una crescita di oltre il +10% da inizio anno, su livelli superiori di circa il 15% rispetto a quelli del 2019. La dinamica è stata influenzata dalle ridotte disponibilità di prodotto a livello nazionale e dall’andamento dei mercati future quotati presso la borsa merci di Chicago, che da gennaio 2020 hanno avuto un andamento ad “U”. Tuttavia, considerate le ottimistiche previsioni per i prossimi raccolti, sia a livello mondiale che locale, è lecito attendersi un andamento ribassista dei prezzi per il prossimo breve-medio periodo.

 

Fonte: Veneto Agricoltura

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