Effetto dazi: cresce l’export ue-28. L'Italia trascinata dai formaggi

Ci sono aspettative positive per l’andamento dei mercati del latte su scala mondiale, bilanciati da una produzione in rallentamento (-0,4% nel periodo gennaio-settembre su base tendenziale i volumi dei principali paesi esportatori: Argentina, Australia, Bielorussia, Cile, Nuova Zelanda, Ucraina, Ue-28, Usa, Uruguay) e da una domanda che a livello internazionale è sostenuta da un deficit di materia prima in equivalente latte (dicitura che comprende polvere di latte intero, latte, polvere di latte scremato, burro, formaggi, late condensato e yogurt) superiore a 5 milioni di tonnellate.

Lo rileva - sulla base dei dati Clal, portale di riferimento del settore lattiero caseario, seguito in oltre 200 Paesi - Fieragricola, rassegna internazionale dedicata all’agricoltura, la zootecnia, alle energie rinnovabili, a vigneto frutteto, ai mezzi tecnici e ai servizi dedicati al settore primario, in programma a Verona dal 29 gennaio all’1 febbraio 2020.

Etica, benessere animale, economia circolare e cambiamenti climatici. Sono quattro, per gli analisti di Clal, le variabili che sempre più determineranno lo sviluppo delle filiere lattiero casearie. «La zootecnia sarà sempre di più chiamata a svilupparsi in un’ottica green – commenta il team di Clal – e questo sia per esigenze ambientali che per rispondere alle richieste dei consumatori. L’etica, il benessere animale, la riduzione dell’utilizzo dei farmaci sono sempre più elementi portanti sui quali costruire l’allevamento del futuro e, secondo queste logiche, ogni accorgimento che aiuti il passaggio dall’economia lineare a quella circolare è fondamentale per rimanere sul mercato».

L’altra variabile è costituita dai cambiamenti climatici. «Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a forti interazioni del clima sulle produzioni di latte, in conseguenza ad esempio a fenomeni siccitosi estremi, che hanno compromesso i raccolti dei foraggi e limitato le produzioni lattiere – rileva il team di Clal -. Allo stesso tempo, anche piogge eccessive hanno influenzato le consegne di latte, provocando di rimbalzo oscillazioni nei listini su scala mondiale».

La paura dei dazi trascina l’export comunitario. Entrati in vigore lo scorso 18 ottobre, i super-dazi del 25% che Washington ha deciso di applicare all’agroalimentare europeo con segmentazioni mirate probabilmente a creare tensioni all’interno della stessa Ue-28, erano attesi da alcuni mesi.

Questo in parte spiega l’accelerazione dell’export dei prodotti lattiero caseari dell’Unione europea (+9,2% in quantità e +11,5% in valore), con un ritmo più marcato nel mese di agosto, che su base tendenziale evidenzia una crescita dell’11,9% in quantità e del 13,5% in valore.

Nel mese di agosto, in particolare, le esportazioni sorridono per quasi tutte le voci produttive. In particolare, avanza l’export di latte e panna (+30,7% in quantità e +27,1% in valore), con la Cina che raddoppia nel mese le importazioni (+99,7%), seguita da Filippine, Mauritania, Angola e Corea del Sud.

Trend positivi anche per la polvere di latte scremato (+37,3% in quantità e +57,3% in valore), la polvere di latte intero (+8,4% in quantità e +6,4% in valore), la polvere di latte con aggiunta di grassi (+3,7% in quantità e +8,8% in valore).

Corre l’export di formaggi Ue. Soprattutto, corre anche l’export comunitario di formaggi, che accelera sia in quantità (+11,8%) che in valore (+15,5%), grazie a un prezzo unitario cresciuto del 3,3 per cento.

Gli Stati Uniti costituiscono il primo paese di destinazione, con una quota di mercato del 21% e un’accelerazione delle importazioni del 40,5% nel mese di agosto.

La Cina “beve” il latte Ue. Allargando il focus sui primi otto mesi del 2019, latte e panna sono le prime voci doganali per volumi esportati, superiori a 758.000 tonnellate fra gennaio e agosto 2019: +17,9% rispetto allo stesso periodo del 2018 e +14,1% in valore, sempre su base tendenziale. La Cina è il primo mercato di destinazione, con il 14% della quota di mercato totale (+61,8% i volumi importati rispetto allo stesso periodo del 2018).

L’ex Celeste Impero è il primo mercato di destinazione anche per il mercato della polvere di latte scremato: +60,6% l’import nei primi otto mesi del 2019 su base tendenziale.

Bene anche l’export di burro e SMP. Grazie alla domanda internazionale sostenuta, il mercato della polvere di latte scremato (SMP) cresce del 28,8% in quantità e addirittura del 44,2% in valore. Bene anche le esportazioni di burro (+22,1% in quantità e +20,3% in valore) e di FFMP, la polvere di latte con l’aggiunta di grassi, che conquista nuovi spazi in Africa e nei paesi del Golfo.

Positivo anche l’export dei formaggi, che cresce del 3,3% in quantità e dell’8% in valore, grazie l’aumento del prezzo unitario, che sale del 4,6% e tocca e 4,92 €/kg di media.

Per l’Italia i formaggi fanno la differenza. L’Italia, che nel periodo fra gennaio e luglio 2019 diminuisce le esportazioni lattiero casearie in quantità (-4,3%), ma non in valore (+12,9%), si rafforza in particolare in quei segmenti che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy: i formaggi, che segnano un avanzamento dell’esportazione dell’8% in quantità e del 13,3% in valore, con un prezzo medio unitario di 6,86 €/kg, a conferma di una maggiore distintività dei prodotti Dop.

Made in Italy: export formaggi verso Usa +70% in luglio. Francia, Germania e Regno Unito rappresentano i primi tre mercati di destinazione dei formaggi italiani, seguiti dagli Stati Uniti che mettono a segno un +27,9% di quantità importate fra gennaio e luglio 2019 e addirittura un +70% nel solo mese di luglio, che complessivamente segna un incremento dell’export del 15,8% su base tendenziale in quantità e del 22,2% in valore. Un dato molto significativo. Un dato molto significativo, soprattutto se confrontato con il decremento dell’export complessivo di luglio (-11,9% in quantità), complice una frenata dell’84,3% nell’export di latte e panna.

La qualità italiana è pertanto riconosciuta in termini di valore. Se, infatti, il prezzo medio mensile equivalente latte dell’export dell’Unione Europea ad agosto sale fino a 41,14 € per 100 chilogrammi, il prezzo medio mensile dei prodotti Made in Italy in equivalente latte a luglio vale 79,61 €/100 kg, quasi il doppio rispetto alla media europea.

Aggregare le forze. Alla luce delle peculiarità dei diversi Paesi produttori, della competizione internazionale e della necessità di rafforzare l’export come elemento di redditività per le filiere lattiero casearie muoversi in maniera aggregata, l’Italia dei formaggi dovrebbe forse allearsi per migliorare la penetrazione sui mercati mondiali e ottenere una maggiore valorizzazione del sistema caseario.

Fonte: Ufficio stampa Fieragricola

FIERAGRICOLA E' MEMBRO DI

IN COLLABORAZIONE CON

PARTNER UFFICIALI