Nocentini: Fieragricola è il palcoscenico assoluto per gli allevatori

Roberto Nocentini, toscano, è stato confermato alla presidenza dell’Associazione Italiana Allevatori per il prossimo triennio. Fieragricola, rassegna internazionale dedicata all’agricoltura e alla zootecnia, in programma a Verona dal 29 gennaio all’1 febbraio 2020, lo ha intervistato, alla luce di un rapporto consolidato fra le due realtà che promuovono l’agricoltura e la zootecnia.

Presidente Nocentini, quali saranno le linee guida del suo mandato?

«Intanto colgo ancora l’occasione per ringraziare i delegati per la fiducia riposta e la Direzione Generale per il supporto continuo. Ringraziamento che estendo ai Consiglieri uscenti ed ai nuovi componenti il Comitato Direttivo con i quali sono certo si agirà nel prossimo triennio nel segno della continuità e del consolidamento delle linee di azione che ci hanno portato, con il progetto di trasformazione di Aia e del Sistema Allevatori, presentato a Verona nel febbraio 2018, ad entrare in una nuova fase ricca di sfide e di opportunità. Linee guida fondanti resteranno quelle legate alle attività istituzionali, con il loro consolidamento e significative innovazioni, oltre allo sviluppo di nuovi servizi. Ci eravamo posti, già dal precedente mandato, l’obiettivo del miglioramento della competitività e sostenibilità del sistema zootecnico nazionale e Aia ed il Sistema Allevatori hanno lavorato e stanno lavorando soprattutto per questo, pur nel mutato quadro normativo legato alla nuova legge sulla riproduzione animale. I temi principali riguardano, in grande sintesi, la formazione continua per gli operatori ed i tecnici di campagna; la sensibilizzazione sul benessere animale e l’uso razionale dei farmaci in allevamento; il contenimento delle emissioni in zootecnia; lo sviluppo dell’economia circolare, con la riduzione degli sprechi ed il miglior utilizzo e riciclo delle fonti idriche ed energetiche; il sostegno ai redditi degli allevatori; le azioni a favore della tracciabilità e rintracciabilità delle produzioni di origine zootecnica; lo sviluppo dei progetti di collaborazione e cooperazione con Paesi esteri per la formazione in loco e la trasmissione delle nostre conoscenze in tema di genetica animale, genomica e gestione aziendale verso sistemi zootecnici in via di forte sviluppo e crescita. Come si vede, un elenco nutrito e comunque non esaustivo di cose da fare: il Sistema Allevatori intende accompagnare la fase della ‘Zootecnia 4.0’ mettendo in campo tutte le sue conoscenze ed energie».

Come procede e che risultati ha dato (e sta dando) il percorso di regionalizzazione dell’Associazione allevatori?

«La regionalizzazione nel Sistema Allevatori è ormai completata. È stato un processo lungo e impegnativo, affrontato con senso di responsabilità ed uno sforzo corale, superando situazioni particolari e rispettando le specificità dei singoli territori in rapporto alle esigenze dei soci-allevatori. Sono state necessarie fusioni, accorpamenti ed incorporazioni per quanto riguarda alcuni territori e servizi, ed in determinate aree si è anche pervenuti a forme di aggregazione per macro-aree; cito ad esempio i casi di Piemonte e Liguria o, al Sud, di Campania e Molise. Tutti i processi stanno portando a una razionalizzazione dei servizi e ad un contenimento dei costi, senza penalizzare la qualità dell’offerta alle aziende e l’efficacia dei controlli sul territorio, consapevoli anche della funzione di pubblica utilità svolta dalle Associazioni Allevatori».

A che punto è e come si svilupperà il progetto Leo per la creazione di una piattaforma informatica di digitalizzazione dei dati degli allevamenti? Come funzionerà?

«Il progetto PSRN Leo che, lo ricordo, vede Aia come capofila assieme ad importanti partner, è già in una avanzata fase di realizzazione, avendo messo in campo una prima serie di azioni che mirano a raccogliere dati sul clima, produrre analisi di laboratorio per il benessere degli animali allevati, collezionare dati di precision farming e di gestione aziendale, e creare un ‘database’ della biodiversità. Le azioni successive riguardano la validazione di tutti questi dati ed un’attività capillare di “disseminazione” e trasferimento di conoscenze, anche ai fini dell’innovazione in zootecnia. Per fare un esempio, l’ambito di applicazione su razze locali italiane riguarda oltre 120 razze autoctone, per un totale di circa mezzo milione di animali. Ad oggi sono stati prodotti circa 51 milioni di dati di laboratorio, attraverso 12 milioni di analisi effettuate su 1 milione e mezzo di animali. Ricordo che uno degli obiettivi finali è la concretizzazione del concetto di One Health, cioè una “salute unica” per uomini e animali ed ambiente, a beneficio di tutti».

Come vede il futuro della zootecnia nei prossimi 10 anni in Italia? Che ruolo e che peso avranno, in particolare, le produzioni Dop di origine animale?

«Difficile fare previsioni così a lungo termine, anche se qualcosa di nuovo si potrà dire quando sarà definito più compiutamente il percorso che accompagnerà il settennato Pac 2021-2027. Di certo, per l’Italia si dovrà proseguire ancora più convintamente nel solco di una zootecnia sostenibile, rispettosa del benessere degli animali, rispondente alle richieste dei consumatori e delle Istituzioni sul versante della qualità e tracciabilità delle produzioni di origine agro-zootecnica. Per quanto riguarda le produzioni a denominazione d’origine, quando diciamo che la nostra zootecnia ha tra i suoi punti di forza la distintività lo affermiamo perché siamo convinti che a fianco al consolidamento delle azioni a sostegno dei prodotti Dop e Igp va valorizzato tutto il mondo che ruota attorno a quelle produzioni che non ricadono sotto l’ombrello di un marchio di certificazione europea, ma che per qualità e requisiti rappresentano comunque dei ‘tesori’ con i quali la nostra zootecnia si identifica fortemente. Tornando alle Dop, voglio solo citare il recente accordo siglato da Aia con il Consorzio del Parmigiano Reggiano e con l’Ara dell’Emilia-Romagna, per evidenziare l’importanza che il Sistema Allevatori riconosce al sistema delle produzioni a denominazione d’origine».

Come evolve il progetto del «nato e allevato in Italia», con riferimento alla linea vacca-vitello?

«Questo è un progetto che costituisce un’altra importante scommessa ma sul quale il Sistema Allevatori ha puntato, nel suo ruolo di partner tecnico, anche per dare più certezze al reddito degli allevatori e sostenere l’azione di attori quali Coldiretti e Inalca che stanno raccogliendo crescenti adesioni sul territorio. Il sistema carni bovine in Italia aveva bisogno di una scossa positiva e noi pensiamo così di dare un contributo fondamentale sia per l’autosufficienza dei consumi ‘made in Italy’ e sia per rendere più efficiente la filiera».

La zootecnia è spesso accusata di essere fra i principali inquinatori del pianeta, in termini di emissioni di gas serra (anche se le emissioni sono diminuite del 21% fra il 1990 e il 2014), di nitrati e (in alcune aree) fosfati. Qual è la verità e cosa state facendo per la sostenibilità?

«Noi allevatori non vogliamo passare per depositari di una verità unica ed incontrovertibile né ci interessa partecipare ad un dibattito che troppo spesso ha assunto toni strumentali e ha finito, ancora troppe volte ed ingiustamente, per mettere gli allevatori genericamente come categoria sul banco degli imputati a livello mondiale. Un punto è fondamentale: quando si parla di emissioni, riferito all’apporto della sola zootecnia italiana, i numeri sono estremamente ridotti. Non lo diciamo noi, ma studi scientifici imparziali e pubblici, che evidenziano la sostenibilità dell’allevamento nazionale. Anche le questioni su nitrati e fosfati sono state affrontate con argomenti perlopiù polemici, in un quadro normativo spesso confuso, non tenendo conto delle profonde diversità da zona a zona e per tipo di allevamento. Ma a noi piace discutere sulla base di dati certi: per questo, in tema di sostenibilità, abbiamo varato il disciplinare ‘Gli Allevamenti del Benessere’ che consente anche l’utilizzo delle nostre misurazioni in allevamento per stabilire, ad esempio, il grado di impatto della zootecnia nell’ambiente. Tutto ciò ha delle importanti sinergie anche con il progetto ‘Leo’, di cui abbiamo già parlato».

Che cosa si aspetta da Fieragricola 2020 e quale sarà il contributo di Aia?

«Aia ed il Sistema Allevatori da sempre danno grande importanza alla partecipazione ai più rilevanti appuntamenti fieristici nazionali. Fieragricola, con la sua dimensione di livello mondiale, la consideriamo una vetrina fondamentale. In più, come abbiamo dimostrato anche nel corso del 2019, Aia sta consolidando le sinergie con altri partner in manifestazioni nelle quali la zootecnia non era presente, dimostrandone il ruolo attrattivo sia dal punto di vista tecnico che del pubblico non specializzato. A Fieragricola 2020 non mancheremo di portare il meglio dell’allevamento made in Italy, poiché Verona è un palcoscenico di livello qualitativo assoluto ed un’occasione irripetibile per gli allevatori per confrontarsi e misurarsi con le sfide del futuro».

Fonte: Ufficio stampa Fieragricola

 

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