03
GEN
2018

Zootecnia

FRISONA ITALIANA PRESENTE A FIERAGRICOLA 2018: IL CODICE ANAFI

L’ Associazione Nazionale di Razza Frisona Italiana si occupa della tutela di un tesoro della razza bovina da un milione di capi e da oltre 11mila allevamenti. Fieragricola ha intervistato il presidente Maurizio Garlappi

La Frisona è considerata tra le razze bovine una fra le più belle in assoluto. Tralasciando le valutazioni puramente estetiche, la sua tipica pezzatura nera identifica senza ombra di dubbio il genere stesso e dà luogo a uno stereotipo visivo che nel tempo è diventato sinonimo stesso di razza bovina.

Il suo nome deriva dalla zona di provenienza, la Frisia, terra a metà strada tra i Paesi Bassi e la Germania dal clima mite dalle caratteristiche ideali per l’allevamento di bovini da latte. La Frisona è stata importata in Italia negli anni ‘20 del secolo scorso e oggi è la razza da latte più diffusa al Mondo.

Il suo successo è decretato dai numeri: nel nostro Paese la Frisona risiede in oltre 11.000 allevamenti e circa un milione di capi in produzione.

Per mantenere l’adeguato processo di selezione dell’eccellenza della razza bovina e per promuovere e valorizzare la Frisona Italiana, nel 1957 è quindi nata l’ANAFI (Associazione Nazionale di Razza Frisona Italiana). L’associazione gestisce il Libro Genealogico Nazionale della razza stessa, effettuando controlli periodici sugli allevatori italiani.

 

Abbiamo contattato Maurizio Garlappi, il presidente dell’ANAFI, per parlare di questa Regina delle razze bovine, della sua diffusione e della sua tutela in Italia.

 

Garlappi, quali sono le origini della Frisona italiana?

 

La Frisona Italiana deriva dal ceppo Olandese e Nord Americano. Le prime importazioni nel nostro Paese risalgono al 1870, per poi raggiungere la regolarità e l’intensità a partire dagli anni ’20 del Novecento, in particolare lungo le zone fertili come la Pianura Padana e l’Agro romano. In poco tempo, grazie alle sue qualità, riuscì a spodestare quasi completamente la bruna alpina, grande protagonista della produzione di latte italiano.

 

Quali sono i segreti del suo successo?

 

La frisona ha una sua fisionomia riconoscibilissima, l’ossatura è piatta, con un costato aperto e inclinato, caratteristiche che denotano la grande spinta produttiva di questa razza. Anche l’apparato mammario è stato selezionato per produrre grandi quantità di latte, mantenendosi funzionale nel tempo grazie ad un forte legamento centrale e saldi attacchi. Il suo mantello è senza dubbio il più riconoscibile, il famoso pezzato nero. Non dimentichiamo che possono essere iscritti al Libro Genealogico della Frisona anche capi con mantello pezzato rosso.

 

Che cos’è il Libro genealogico e come lo gestite?

 

Il Libro Genealogico, istituito con il DPR 1290 del 26 maggio 1959, rappresenta lo strumento per la selezione ai fini del miglioramento della razza Frisona Italiana. È uno strumento essenziale per la corretta conservazione della popolazione bovina di questa eccellenza italiana, geneticamente distinta, oltre a rappresentare lo standard sul piano tecnico per i criteri di miglioramento genetico.

 

Come vengono selezionati i capi iscritti nel Libro?

 

L’ANAFI opera attraverso un programma di selezione nazionale che punta al miglioramento genetico della frisona. Il programma ha il compito di guidare la selezione della razza in Italia avendo come obiettivo finale la sostenibilità del reddito medio netto dell’allevatore. Questo è possibile grazie alla definizione di determinati parametri, come il PFT, l’indice che combina i caratteri produttivi dei capi a quelli morfologici (tipo mammella e arti) e agli aspetti funzionali (longevità e fertilità). Attraverso le consuete visite aziendali, l’ANAFI può inoltre costatare se i soggetti possiedono i caratteri della razza, necessari per essere iscritti nel Libro Genealogico Nazionale della razza Frisona Italiana.

 

Anche l’allevamento deve mantenere alcuni standard prefissati.

 

L’intero allevamento deve essere sottoposto a specifici controlli funzionali e alle valutazioni morfologiche necessarie. Per andare incontro agli allevatori, l’associazione mette a disposizione un gruppo di tecnici qualificati e costantemente aggiornati che forniscono assistenza genetica.

 

Quali sono i numeri della Frisona?

 

La Frisona (e il ceppo americano Holstein) è la razza bovina più diffusa in Italia e nel Mondo. La distribuzione degli allevamenti nelle varie zone d’Italia raggiungono oltre 11.000 allevamenti, secondo il nostro report del 2016. A livello nazionale abbiamo oltre un milione di capi, con cui riusciamo a produrre una quantità di latte che si attesta intorno ai 9mila kg annui.

 

I capi vengono esportati anche all’estero?

 

La percentuale di capi di frisona esportati è molto limitata. Questa percentuale riguarda soggetti di alta genealogia e pregio che sono principalmente orientati a paesi del Nord Europa.

 

Che tipo di allevamento viene utilizzato per la Frisona?

 

Vista la diffusione in tutte le zone d’Italia, esiste una certa variabilità nei tipi di allevamento. È presente anche in zone di montagna, dove ovviamente viene utilizzato anche il pascolo. L’allevamento più diffuso è di tipo intensivo a stabulazione libera con sala di mungitura. Con questa modalità la frisona segue un’alimentazione unifeed (la tecnica della razione costante, ndr) composta da insilati, fieno e concentrato, fatta eccezione della zona di produzione del Parmigiano Reggiano, dove non vengono inseriti insilati nell’alimentazione del capo.

 

Favorevole o contrario all’allevamento intensivo?

 

In una realtà come quella italiana, vista la conformazione del territorio, è difficile pensare di poter soddisfare la richiesta di latte senza allevamenti intensivi. Basti pensare che nella pianura padana il numero di capi per allevamento è in aumento, in alcune aree si superano i 200 capi. Ovviamente ritengo fondamentale la volontà di migliorare la sostenibilità ambientale di questo tipo di allevamento. Anche se ad oggi l’impatto ambientale per unità di prodotto è a livelli minori in allevamenti di così alta produzione. Già da diversi anni è in atto una selezione verso animali sempre più resistenti, longevi ed efficienti e si stanno raccogliendo dei risultati in termine di resistenza alle malattie (mastiti), fertilità e longevità negli animali più giovani.

 

Fonte: Fieragricola News

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