18
OTT
2017

Meccanizzazione

UNACMA, L’UNIONE DEI DEALER DI MACCHINE AGRICOLE, SPOSA FIERAGRICOLA. RINALDIN: A FIERAGRICOLA MECH@AGRIJOBS E OFFICINA LIVE

Verso la rassegna internazionale dell’agricoltura, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio

Unacma, l’Unione nazionale dei commercianti di macchine agricole, sale a bordo di Fieragricola e per la 113ª edizione della rassegna internazionale dell’agricoltura, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018, si sta mobilitando per organizzare un fitto programma di convegni, incontri ed eventi legati alla formazione e ai servizi che sempre di più caratterizzano l’attività dei dealer di macchine e mezzi agricoli.

L’Ufficio stampa di Fieragricola ha intervistato il presidente di Unacma, Roberto Rinaldin, che tratteggia i cambiamenti che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni del comparto.

 

Presidente Rinaldin, che cosa significa Fieragricola per Unacma?

«È un’importante occasione, dopo molti anni, per presentare le attività di Unacma al pubblico, a rivenditori e officine, in particolare a quelle del Nord-Est, a partire dalle due attività principali: il Mech@griJOBS, che è la divulgazione ai ragazzi delle scuole dei mestieri dell’agromeccanica, e la creazione del Network Unacma Roc, acronimo che sta per Rete Officine Certificate, costituito per la messa a norma delle macchine agricole e per la preparazione alla revisione».

 

Quali iniziative metterete in campo a Verona?

«Oltre a quanto detto, organizzeremo l' Officina Live e convegni ed incontri con gli associati ».

 

Come va il comparto dei dealer?

«Non ci sono indicatori particolarmente affidabili, si vive di numeri di immatricolazioni, telefonate, incontri, sensazioni e contratti. Il mondo dell’agricoltura specialistica è sempre stabile o in modesta crescita. È invece il mondo dell’agricoltura intensiva, basato sulla monocoltura a mais e a cereali, che non convince gli agricoltori, i quali non investono e se lo fanno sono poco sereni».

 

Quali sono le evoluzioni a livello numerico per le concessionarie?

«Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a dinamiche molteplici, diverse e, in alcuni casi, anche contrastanti. Abbiamo visto concessionari che hanno investito con lungimiranza, altri che hanno puntato su immensi ampliamenti di zona, alcuni ancora che si sono fatti inglobare dai big dealer, mentre alcuni che sono diventati, al contrario, officine di grandi concessionarie. Medesime dinamiche anche per le case costruttrici, che hanno perpetrato l’accentramento in big dealer, o hanno infittito di concessionari una rete già affollata, o ancora costruttori che hanno deciso di diventare anche concessionari. Questo significa che non ci sono regole fisse e ci sono costanti novità, con l’imprenditore che deve dedicare molte risorse per valutare e scommettere sul successo di iniziative al limite del sensato».

 

Cosa ne pensa a riguardo?

«Se il saldo di tutto il comparto distribuzione macchine agricole galleggia da molto tempo sul ± 1%, che senso ha spendere un sacco di soldi per provare cambiamenti di zona, di marchi, di persone, di magazzini ricambi, di reparti assistenza? Solo per vedere di spuntare uno “zero virgola” a un concorrente?».

 

Qual è l’identikit del vostro cliente-tipo?

«Non esiste un cliente tipo. Noi serviamo dal minuscolo privato che acquista un decespugliatore, al contoterzista che investe 500.000 euro in un cantiere da biomassa».

 

Quanto pesano i contoterzisti?

«I contoterzisti continuano a pesare sempre di più nel nostro business, segno che tutti devono razionalizzare le risorse per fare un minimo utile: una mietitrebbia in passato poteva anche essere acquistata da un privato medio-grande, ora non si ammortizza nemmeno in una grandissima azienda».

 

La sostenibilità è già un driver influente che motiva la scelta dei clienti?

«Qualche giovane, casomai laureato, che si dedica all’azienda di famiglia o ha acquistato un piccolo pezzo di terra pensa alla sostenibilità. Ma ancora sono fatti isolati».

 

Rivolgono richieste particolari in tal senso?

«Anche condizionati dai Programmi di sviluppo rurale a volte si richiedono macchine “ecologiche”, che, a bene vedere, significa dire tutto e niente. Se vuoi fare un’agricoltura sostenibile devi cambiare la testa ai tuoi fornitori di concimi e fitofarmaci, ai tuoi clienti e ai consumatori finali, che sono forse i più sensibili all’argomento».

 

Come saranno i trattori fra 20 anni?

«Tra 20 anni i trattori saranno a completa trazione elettrica, probabilmente senza operatore a bordo, di dimensioni più contenute, poiché il loro uso continuo automatizzato sarà più produttivo di una grande macchina mossa dall’uomo».

 

Quali sono i nuovi servizi che offrono i concessionari?

«I nuovi servizi dei concessionari riguarderanno la fornitura e manutenzione diretta di impianti tecnologici di agricoltura di precisione, sensori vegetativi, GPS, software gestionali delle mappature di prescrizione. Si spera che sarà recepita definitivamente la normativa sulla revisione e quindi si erogheranno servizi di messa norma e revisione dei trattori».

 

Quanto pesa il post-vendita?

«Il post-vendita sembra essere la salvezza dei concessionari, ormai rassegnati al fatto che i prezzi di mercato delle macchine agricole sono standardizzati su valori bassi. L’assistenza post-vendita, se è ben organizzata, adeguatamente riconosciuta e pagata dal costruttore, allora diventa un buon business, spesso la miglior arma di marketing per il reparto commerciale».

 

Quali vantaggi offre e quali limiti, al contrario, ha?

«Il vero post-vendita è rappresentato dai servizi aggiuntivi: assicurazioni, estensioni di garanzie sul nuovo e sull’usato, contratti pluriennali di manutenzione, servizi di consulenza e altro. Tuttavia, molto deve essere ancora capito, anche da chi li dovrebbe proporre».

 

Quali sono le vostre richieste in tema di formazione dei giovani?

«Sono anni che lavoriamo, attraverso il progetto Mech@griJOBS alla divulgazione nelle scuole del tema dell’esigenza di meccanici agricoli e meccatronici agricoli per commercianti, costruttori e contoterzisti. Si stima ci siano, subito, 3.000 posti di lavoro disponibili nel comparto della meccanizzazione agricola. Poi, con il progetto “Adotta una scuola” molti di noi si avvicinano agli istituti scolastici del territorio e tengono in stage ragazzi nei periodi estivi. Ma il grande tema è l’Alternanza Scuola Lavoro. Siamo l’unica associazione del settore ad aver sottoscritto con il Miur un protocollo d’intesa a livello nazionale e con l’Ufficio Scolastico Regionale della Campania a livello territoriale e abbiamo contatti in altre regioni. Abbiamo già organizzato con Miur e Usr convegni in Campania, Puglia e Veneto, ma molti altri sono in programma. L’obiettivo è di creare una stretta collaborazione tra i nostri associati e le scuole del territorio, per consentire la reciproca conoscenza, l’individuazione dei ragazzi realmente interessati al settore e quindi alle realizzazioni di Alternanza Scuola Lavoro che realmente servano a far crescere i ragazzi ed a fornire alle nostre aziende tecnici pronti al lavoro il giorno che terminano il ciclo di studi».

 

Qual è l’età media dei concessionari e il fatturato medio delle vostre imprese?

«Molte aziende sono alla seconda e terza generazione, con alcune realtà, rare, che sono alla quarta. Diciamo che l’età media supera i 40-45 anni, ma ancora resistono ex meccanici o ex dipendenti di altre aziende, che molti anni fa hanno scelto questa strada. Credo comunque che si comincino a vedere nelle nostre aziende un buon numero di laureati. Il fatturato medio è veramente difficile da calcolare, poiché ci sono una miriade di piccoli, magari che trattano solo giardinaggio, ma accomunati a normali concessionari, che diluiscono la media dei grossi: azzarderei a dire dai 2 ai 3 milioni di euro di fatturato medio, ma forse anche meno».

 

Cinque o dieci anni fa com’era?

«Credo che fino al 2000 tutti fossero sereni. Se una stagione andava storta, c’era il sistema di rimediare in quella successiva. C’era molto più equilibrio tra domanda e offerta, molte meno esigenze e molti meno costi di gestione. Da lì in poi è stato un continuo aggravarsi della situazione sulle spalle di tutti, ivi compresi i concessionari, intrappolati tra le richieste di crescita dei fornitori e le maggiori esigenze di servizi della clientela. Il risultato è stato un assottigliamento della gratificazione economica. Il vero problema è che nessun concessionario oggi fa margini o almeno margini adeguati agli investimenti sostenuti. I problemi dei singoli, ci si accorge parlandone con i colleghi, sono i problemi di tutti. Solo uno scambio in seno ad un’associazione può fornire nuove sinergie, nuove idee e collaborazioni, pur nella propria autonomia gestionale, al fine di migliorare la redditività delle proprie aziende».

 
Fonte: Fieragricola News

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