09
GEN
2018

Zootecnia

L’ELICICOLTURA 2.0 SI PRESENTA ALLA PROSSIMA FIERAGRICOLA DI VERONA. CARNE, COSMETICA E FARMACEUTICA: LA CHIOCCIOLA SPOSA LA BLUE ECONOMY

Il direttore dell’Istituto internazionale di elicicoltura di Cherasco delinea il rilancio del settore.

«L’unica filosofia che non abbiamo rispettato è la lentezza della lumaca, perché in 15 mesi siamo passati da 28 a 425 allevatori iscritti all’Istituto internazionale di elicicoltura di Cherasco e abbiamo avviato progetti legati alla produzione di chiocciole, alla raccolta e commercializzazione della bava per uso farmaceutico e cosmetico, un’accademia denominata “Chiocciola Metodo Cherasco”, un sito produttivo che farà ricerca e sviluppo sulla bava di lumaca, percorsi dedicati ai bambini, fino alla collaborazione con Slow Food e l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo».

 

A tratteggiare il nuovo corso dell’elicicoltura nazionale, simbolo di una Blue Economy per cui tutto viene riutilizzato, all’insegna della circolarità, è Simone Sampò, direttore da poco più di un anno dell’Istituto internazionale di elicicoltura di Cherasco (Cuneo), fondato nel 1973.

 

A Fieragricola, rassegna agricola in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio prossimi, l’istituto sarà presente con uno stand al padiglione 9 stand C11.

 

«Racconteremo le sfide dell’elicicoltura 2.0, sulla quale è stato recentemente scritto un libro – prosegue il direttore dell’Istituto di Cherasco e a Fieragricola organizzeremo lezioni, allestiremo un mini-recinto per mostrare dal vivo l’allevamento delle chiocciole, presenteremo i prodotti per la farmaceutica e l’area vet e la macchina Mullerone per l’estrazione della bava di lumaca, che abbiamo venduto anche in Russia e che si caratterizza per rispettare un processo cruelty free e per assicurare elevati standard di sanitizzazione del prodotto».

Sabato 3 febbraio, dalle 10:30 alle 12 (padiglione 10, sala 1, piano 1) l’Istituto internazionale di Cherasco organizzerà un convegno sul tema «Elicicoltura 2.0: l’allevamento di lumache in una prospettiva moderna, etica e redditizia».

 

I numeri

«In Italia gli elicicoltori professionali sono circa 700, per una superficie intorno ai 2.500 ettari per il 70% concentrata nelle regioni del Nord – dichiara Sampò -. Il trend è positivo, grazie anche a un cambio nella modalità di allevamento, con l’utilizzo di funghi micorizzati che proteggono dalle gelate e assicurano un apporto maggiore di vitamine».

Secondo le previsioni del direttore, «quest’anno aumenteremo gli iscritti del 40 per cento e avremo tre siti produttivi nostri a regime, compreso un asset interamente dedicato alla ricerca e sviluppo. Per noi è un riconoscimento per il grande lavoro che ha accompagnato il rilancio dell’Istituto nazionale di Cherasco in questi mesi, dove abbiamo puntato a costruire un disciplinare finalizzato a una filiera certificata, per caratterizzare al massimo il Made in Italy della chiocciola, unico caso al mondo in cui l’allevamento è all’aperto e con alimentazione vegetale».

 

Gastronomia, farmaceutica

 

A trascinare l’elicicoltura in questi anni è stata la versatilità di utilizzo dell’animale. Accanto infatti all’impiego delle carni nella gastronomia, garantite per chi aderisce alla filiera dal brand «Chiocciola metodo Cherasco», sono i segmenti della farmaceutica e della cosmetica, con ben 24 prodotti commercializzati.

«Con 10 chilogrammi di lumache si possono produrre fino a 9 chili di bava, senza cariche batteriche – spiega Sampò -. Il nostro istituto garantisce il ritiro delle lumache vive, del prodotto fresco a 4,90 euro al chilogrammo e della bava, tanto che annualmente commercializziamo 1.400 tonnellate di chiocciole e quasi 17 tonnellate di bava». Il prezzo di ritiro è fissato in 18 euro al chilogrammo, senza limiti di conferimento. «L’allevatore è però libero di trovare i propri canali sul mercato, dove i prezzi possono salire per un chilogrammo di bava anche fino a 100 euro, mentre le carni, se conferite direttamente ai ristoranti, possono toccare i 12-14 euro», afferma Sampò.

Da un ettaro di terreno destinato all’allevamento di lumache si possono ottenere, al secondo o terzo anno di attività, circa 6-7 tonnellate di carne di chiocciola e circa 5,4 tonnellate di bava. La spesa di gestione si aggira intorno ai 30.000 euro, ai quali si deve aggiungere il costo del macchinario per l’estrazione di bava.

 

Le sfide del futuro

 

«Ad oggi la quotazione delle chiocciole avviene attraverso due mercati – spiega il direttore dell’Istituto di Cherasco -. Quello ortofrutticolo e quello ittico. Sarebbe bene fare chiarezza e arrivare a una Commissione unica nazionale che rileva i prezzi di mercato».

 

Altro elemento riguarda la concorrenza dall’estero di chiocciole allevate al chiuso e non con metodi naturali o quelle che arrivano da alcune aree del Maghreb e dell’Est Europa, dove si possono raccogliere in natura, senza spurgatura. «Questo crea una concorrenza in termini di prezzo, senza una adeguata qualità», conclude il direttore.

 

 

Fonte: Fieragricola News

 

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