03
FEB
2018

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IL MINISTRO MARTINA A FIERAGRICOLA: AGRICOLTURA LEGATA ALL’INNOVAZIONE. TORNARE AI DAZI? UNA FOLLIA. NEL 2017 10MILA GIOVANI AGRICOLTORI

Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, in visita a Verona alla 113ª edizione di Fieragricola, in programma fino a domani a Veronafiere.

Parla di Politica agricola comune, di commercio internazionale e dazi, di innovazione e tecnologie e traccia, di fatto, un bilancio di fine legislatura il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, nel corso della sua visita a Verona alla 113ª edizione di Fieragricola, in programma fino a domani.

 

A ricevere il ministro Martina, arrivato nel pomeriggio, sono stati il presidente di Veronafiere Maurizio Danese e il direttore generale Giovanni Mantovani.

 

Fieragricola è una delle rassegne internazionali dedicate all’agricoltura più visitate a livello europeo, con un’elevata attenzione all’innovazione. E il ministro Martina parte proprio da qui. «In questi anni anche l’agricoltura si è agganciata con successo alle innovazioni di Industria 4.0 proprio per lavorare su Agricoltura 4.0, assicurando la possibilità di accedere ai super-ammortamenti e agli iper-ammortamenti per il settore primario – ha dichiarato -. Innovazione e tecnologie stanno diventando a tutti gli effetti reali leve di investimento per le nostre imprese agricole. Dobbiamo lavorarci ancora tanto, ma abbiamo aperto una strada e quindi adesso bisogna insistere».

 

Sono due gli effetti positivi degli investimenti in tecnologia e innovazione, secondo il ministro: «Per aumentare la redditività delle imprese e per essere più sostenibili, grazie a innovazioni di processo, di prodotto, a nuovi modi di produrre».

 

Stimolato sul problema dell’Italian sounding nell’agroalimentare, Martina ha rivendicato il ruolo dell’Italia come protagonista sul fronte dei controlli. «Siamo i primi in assoluto in Europa per controlli e verifiche nei mercati europei o oltre confine – ha affermato Martina -. Dobbiamo avere regole forti in mercati aperti per tutelare, in particolare, le nostre produzioni di qualità e quindi le Dop e le indicazioni geografiche».

 

Dal ministro anche un accenno al protezionismo commerciale. «Sento dire in queste settimane che il futuro si trova ad esempio nell’idea di tornare ai dazi: io dico questa è una follia. Se si vuole ammazzare l’esperienza agroalimentare italiana si rintroducono i dazi, mentre noi abbiamo bisogno di esportare di più e con più semplicità. E se un Paese come il nostro percorresse la strada folle della reintroduzione dei dazi, ci procureremmo un danno enorme. Lo dico in particolare qui a Verona, pensando alle nostre cantine, alle aziende vitivinicole, a tutte le imprese che hanno bisogno di esportare di più e meglio e non con dazi, barriere e dogane».

 

Al contrario, per il ministro Martina «bisogna avere regole condivise, perché in mercati dove ci sono regole e ci si riconosce reciprocamente si può combattere il falso cibo».

 

Dopo cinque anni alla guida del dicastero di via XX Settembre, Martina non si è sottratto a un bilancio vero e proprio. «Sono più le cose che dobbiamo fare che non quelle che abbiamo fatto, ad esempio nella lotta alla burocrazia e alla semplificazione delle attività – ha spiegato Martina -. Ma sono soddisfatto di tante cose che abbiamo portato a casa, come l’abbattimento delle tasse agricole con l’eliminazione di Imu, Irpef e Irap per oltre un miliardo di euro; penso a tutto il tema dell’origine in etichetta e all’introduzione di una regola assolutamente nuova per il latte, per il grano, per il riso. Per la prima volta l’Italia sperimenta l’obbligo dell’origine in etichetta».

 

«Solo nel 2017 – ha proseguito il ministro - 10mila giovani hanno iniziato a fare imprese agricole in questo Paese. Un dato incredibile, interessantissimo per la svolta generazionale in agricoltura».

 

E, ancora, il record di export agroalimentare. «Abbiamo preso il ministero nel 2013 con un export agroalimentare di 30 miliardi e nel 2017 siamo arrivati a 41 miliardi: oltre 10 miliardi in più in quattro anni, e sanno bene del cantine del Veneto che cosa ha significato. Molte cose sono ancora da fare».

 

Fari puntati anche sulla Politica agricola comune dopo il 2020. «Abbiamo di fronte la sfida della Pac con un bilancio comunitario nuovo: abbiamo iniziato a lavorarci – ha detto Martina -. Io credo che l’Italia dovrà essere protagonista, soprattutto nei prossimi mesi, discutendo con Bruxelles per orientare alcune scelte strategiche della nuova politica agricola. Più noi salderemo agricoltura, alimentazione e ambiente anche nelle politiche di Bruxelles, più garantiremo un futuro all’agricoltura mediterranea, italiana ed europea».

 

Fonte: Fieragricola News

 

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